- Cattedrale di Conversano

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STORIA
L’attuale Cattedrale di Conversano è un edificio di impostazione romanica, con tracce di costruzioni precedenti, conservate in ambienti ipogei. Della primitiva costruzione esso conserva la pianta a croce latina e l’orientamento est-ovest, in ossequio alla liturgia dell’epoca secondo la quale un raggio del sole calante doveva cadere sull’altare. La parte inferiore della facciata contiene l’originale portale con i soliti leoni stilofori e una lunetta con un rilievo che raffigura la Madonna tra due angeli turiferari, il quale nella decorazione denuncia influenze architettoniche abruzzesi e di Terra d’Otranto. La facciata è tuttora decorata da un rosone, rimasto parzialmente integro solo nella cornice, mentre i raggi sono stati reinventati durante il restauro successivo all’incendio del 1911. L’unica parte rimasta integra dell’edificio romanico (fine XI – primi XII secolo) è il campanile, una volta staccato e poi collegato all’edificio a seguito della costruzione della cappella di Sant’Antonio (1431) da parte del vescovo monsignor Antonio Domininardi. Altri frammenti superstiti della fine del XII e gli inizi del XIII secolo sono inseriti nella fiancata destra: l’angelo annunziante e la Vergine; nella sinistra un Cristo in trono e un’aquila simbolo di san Giovanni, forse parte di un ambone.

L’abside contenuta nelle murature interne è decorata da una interessante finestra, attribuita a Pietro Facitolo, scultore operante tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo in Terra di Bari. Altri interventi, finora non identificati, nella seconda metà del XIII secolo, furono effettuati da parte dello scultore Anseramo da Trani, come risulta da una chiave di arco che reca il suo nome, finora sfuggita a coloro che si sono interessati del monumento. L’epigrafe che è stata, erroneamente, letta come “MariusMagisterAsserami”, va invece letta: “M[ur]ariusMagisterAsserami”. La chiave di arco, della quale non conosciamo l’originaria destinazione, era fino a pochi anni fa murata sul portale centrale, poi sostituita da un calco. L’edificio subì interventi radicali durante il vescovato di monsignor Pietro d’Itri, compreso tra il 1359 ed il 1374. Sulla facciata è ancora visibile l’epigrafe del 1374 e lo stemma del vescovo che raffigura tre mazze ferrate, non tre fiaccole! L’unica testimonianza dell’epoca, visibile ancora oggi, è l’affresco che decora l’abside sinistra. Si tratta di un’opera di matrice toscana e senese in particolare, da ricondurre al vivace ambiente napoletano.
In essa, figura, l’immagine di un vescovo che reca in mano un modellino, purtroppo mutilo dell’edificio. L’architetto Sante Simone lesse l’iscrizione, contenuta nella fascia che corre tra il catino e l’abside, ora perduta: si citava la quarta indizione che, per la seconda metà del Trecento, ricorre nel 1366, nel 1381 e nel 1396. Altri elementi che confermano che l’edificio fu interessato da rifacimenti nella seconda metà del Trecento, sono due stemmi riprodotti su due capitelli del matroneo: si tratta di uno stemma d’Enghien e di uno Sanseverino. In quegli anni conte di Conversano era Luigi d’Enghien, nato nel 1335, sposato con Giovanna Sanseverino e morto il 17 marzo 1394, in Conversano. Un’epigrafe, recuperata qualche anno fa, ci informa che nell’anno 1500 furono eseguiti dei lavori da mastro Palmerio de Rosis di Acquaviva delle Fonti, ma naturalmente non sappiamo in cosa consistettero. Un’altra epigrafe (1660), posta a sinistra del portale principale, ricorda la riconsacrazione dell’edificio ad opera di monsignor Giuseppe Palermo, mentre era conte di Conversano Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona e sua moglie Isabella Filomarino. Evidentemente la Cattedrale fu interessata da lavori di restauro, dei quali non conosciamo l’estensione.
Altri lavori furono effettuati ai primi del ‘700 durante il vescovato di monsignor Filippo Meda e nel 1775-1778 durante il vescovato di monsignor Fabio Palumbo, diretti dall’architetto Giuseppe Gimma. Durante il suo vescovato monsignor Giuseppe De Simone fece costruire un nuovo altare maggiore, mentre durante il vescovato di monsignor Salvatore Silvestris, furono commissionati (1877) a Sante Simone restauri ed aggiunte, da lui non condivise. Ad Alfio Tomaselli, genero del Simone, fu affidata la decorazione della volta della navata centrale, dipinta in modo da simulare un soffitto a cassettoni. Una prima importante operazione di restauro fu, ai primi del ‘900, l’apertura della finestra absidale, che, come si è detto, è attribuibile allo scultore Pietro Facitolo. Un tragico evento interessò la Cattedrale conversanese: un incendio avvenuto l’11 luglio 1911. Il ripristino dell’edificio durò a lungo anche per lo scoppio della I Guerra Mondiale e avvenne con criteri assai discutibili: si provvide al ripristino in stile, metodo allora seguito nei restauri, affidati all’ing. Angelo Pantaleo.
Si “inventò” così la raggiera dell’oculo centrale, le transenne di quelli laterali e i portali delle facciate laterali, con le loro decorazioni. Quel che ne derivò alla conclusione dei lavori avvenuti alla fine degli anni Venti del Novecento, fu un sostanziale falso. Esso, tuttavia, ha valore di testimonianza dei criteri allora in voga, che pretendevano il ripristino dell’edificio alle condizioni della costruzione originaria, come se i secoli successivi non avessero lasciato alcuna testimonianza. Tra le poche opere mobili salvate dall’incendio c’è l’icona raffigurante la Madonna della Fonte: si tratta di un’opera del XIII secolo, di bottega locale, ma con influenze bizantine provenienti dall’opposta costa adriatica. Si pretende, acriticamente, che essa sia l’icona portata dall’Africa nel 487 dal preteso protovescovo Simplicio, in realtà mai esistito. La leggenda del miracoloso approdo a Cozze dell’icona, serviva a rivendicare al territorio di Conversano, il tratto di costa in cui si trova la frazione di Cozze. La festa civile per la Madonna della Fonte ebbe origine a seguito della istituzione, da parte del sacerdote don Bernardo Tarsia, figlio di Giambattista e di Beatrice Finoglio, dell’”Ottavario della Madonna della Fonte”. In chiesa è conservata la statua raffigurante San Flaviano: venerato nella cittadina abruzzese di Castel San Flaviano dopo il naufragio su quel lido di una nave che trasferiva le reliquie a Ravenna, avvenuto il 24 novembre. La città fu distrutta dai Turchi nel 1460 e poco tempo dopo Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano e duca d’Atri, provvide a rifondare la città chiamandola Giulianova, dove furono trasferite le reliquie del santo. Divenuto vescovo di Conversano nel 1483 (fino al 1494) Sulpicio Acquaviva, fratello del conte, già arciprete di Giulianova, questi donò alla nostra Cattedrale una reliquia consistente in un osso di un braccio del santo, tuttora conservata in un bel reliquiario. Altri beni mobili conservati in chiesa sono costituiti da una bella tavola di primo ‘500 raffigurante la Resurrezione di Cristo, riferibile all’ambiente artistico del miniaturista monopolitano Reginaldo Pirano e un Crocefisso cinquecentesco accompagnato dalle immagini della Madonna e di San Giovanni, da una vasca in pietra per contenere l’acqua santa e da una statua del primo Novecento raffigurante il Cuore di Gesù, dono del canonico don Antonio Capone.

 
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