Ricostruzione - Cattedrale di Conversano

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RICOSTRUZIONE
Dopo l’incendio divampato nella notte tra il 10 e l’11 luglio 1911, la ricostruzione della cattedrale di Conversano fu avviata nel 1912 con la direzione di Angelo Pantaleo. Nel 1914 si intrapresero i lavori alla calotta dell’abside maggiore e alla pavimentazione e nel 1917 ci si occupò del prospetto principale e di quello posteriore e del transetto. Con lo stallo dei finanziamenti determinato dallo scoppio della guerra, la cattedrale rimase a lungo chiusa, solo nel 1924, con il vescovo Lancellotti, i lavori ripresero sotto la guida dell’ing. Sylos e solo nel 1926 il tempio conversanese riaprì finalmente al culto. Angelo Pantaleo (Vasto, 1872-Bari, 1915) si era formato a Venezia presso l’Accademia di Belle Arti e, da sempre affascinato dalla Puglia, era giunto a Bari dove aveva cominciato ad occuparsi di tutela. Fu nominato Vice Regio Ispettore onorario per gli Scavi e le Antichità ai Monumenti di Bari, Canneto, Capurso e Casamassima e, nel 1908, Ispettore presso la Soprintendenza ai Monumenti di Puglia e Molise; condusse importanti ricerche nel Castello di Bari, restaurò quello di Gioia del Colle. Del tutto recente e di notevole importanza è l’acquisizione del progetto relativo alla ricostruzione della Cattedrale di Conversano dopo l'incendio del 1911: la minuziosa ricognizione fotografica dello stato della chiesa in seguito al nefasto avvenimento è basata sulla comparazione con il panorama architettonico pugliese coevo. Il progetto del Pantaleo consiste in una cartella denominata Progetto dei lavori di consolidamento e di restauro della cattedrale di Conversano datata Bari, 17 agosto 1912 che si trova nel Fondo Pantaleo. All’interno di questa cartella si trovano: la relazione (corredata da tavole, fotografie e preventivi) del soprintendente Vittorio Cremona; i disegni delle opere con data 22 agosto 1912 e firmate dal detto Cremona, dal direttore e ispettore dei lavori Angelo Pantaleo, dall’appaltatore Pietro Lorusso e dall’ispettore superiore dell’Ufficio Superiore d’Ispezione del Genio Civile. Sono presenti, inoltre: 6 tavole relative a pavimenti, tetti, navata principale e navate laterali e transetto; i disegni e i rilievi per restauro e ripristino delle opere murarie del transetto e delle armature in legno; 41 tavole, 4 foto, una Guida per esecuzione dei lavori dell’impresa “Gallo”, una pianta della cattedrale datata 1916, carteggi datati 1914-1918, perizie e una foto della Basilica di S. Lorenzo a Roma.
 
Il progetto che si predispone prevede diverse fasi. In primo luogo, occorre scorticare tutti gli stucchi ancora rimasti e che, peraltro, sono già in gran parte distaccati dalle pareti: questo distacco consentirà di esaminare con precisione lo stato dei muri e di applicare la tecnica del cuci-scuci nella fase principale del consolidamento. In una seconda fase, si passerebbe alla demolizione delle murature ormai distrutte e delle volte che coprono le navate laterali; queste volte, infatti, oltre ad inficiare la statica della chiesa e ad oscurare i matronei, “non hanno importanza poiché furono costruite nel 1700 all’epoca del vescovo Filippo Meda”: al loro posto, invece, andrebbero riaperte le trifore verso la navata centrale insieme alle bifore dei matronei e sempre dei matronei andrebbe ripristinato il tavolato. Delle navate laterali si demolirebbero i relativi muri perimetrali visto che anche questi furono eretti in epoca posteriore, ricostruendoli, invece, così com’erano in origine; di tutti i muri, inoltre, se ne garantisce il consolidamento “con il massimo rispetto dell’antico e senza tormentare troppo le murature”, passando poi a ripristinare il coronamento dell’edificio andato quasi interamente distrutto. Per tale ripristino ci si riferirà alle mensole supersiti e ai tratti rimasti dell’antico cornicione e che prima dell’incendio erano nascosti dal lacunare e dalle cornici in stucco.
 
Per la ricostruzione dei tetti si prende atto della mancanza di elementi a cui far riferimento giacché tutti i materiali sono andati distrutti: motivo in più perché le notizie raccolte dal Pantaleo nel 1907 risultano utilissime per decidere il modo di condurre l’azione di ripristino degli elementi originari, in particolar modo in merito alle “incavallature”. Sia le incavallature che il tavolato rimarranno a vista, mentre per la loro coloritura si propone la stessa della Cattedrale di Bari. I tetti delle navate laterali saranno demoliti ripristinando quelli che c’erano in origine seguendo le tracce riscontrabili nei muri perimetrali. Per la ricostruzione dei pavimenti, non potendo utilizzare il marmo distrutto dall’incendio, si opta per un tipo di pavimento “misto” fatto da mosaici figurati contornati da fasce in marmo, una soluzione piuttosto in voga nella Puglia di questi anni. Per quanto riguarda le parti decorative, ci si limita alla ricostruzione delle due bifore nel matroneo verso il transetto, alla riapertura delle finestre nei muri dello stesso transetto e, sempre a livello di questo, alla costruzione di piccole logge poggianti su mensole su cui saranno impostati dei piccoli archi e su questi, a sua volta, la cornice di appoggio del parapetto. Il riferimento ai “modelli antichi” e a modelli architettonici coevi è dunque quello maggiormente preferito.
Stessa cosa vale per le finestre esterne dei matronei, per i rosoni del transetto e della facciata e per i portali della facciata principale. Per gli infissi di porte e finestre e per i rosoni della facciata, infine, si propone di collocare delle transenne in piombo secondo l’esempio di alcune delle maggiori cattedrali pugliesi come quelle di Ruvo, Troia, Bitetto. Si conclude con il restauro del campanile allegando il preventivo delle spese da sostenere per un totale di 140.000,00 lire ed il capitolato speciale, le tavole con i disegni delle opere da realizzare, un fascicolo di notizie sui precedenti storici e artistici della cattedrale e le fotografie scattate nel 1907 a cura del Pantaleo. Di estrema importanza documentaria sono le fotografie datate 17 agosto 1912 che mostrano lo stato della cattedrale dopo l’incendio. Parimenti importanti sono le fotografie che documentano, prima dell’incendio, lo stato di alcuni  elementi architettonici della cattedrale in occasione degli interventi restaurativi effettuati dal Pantaleo nel 1907. Queste fotografie sono relative agli archi laterali di una navata laterale che, come detto, verranno richiusi per riportare i muri “all’antico posto”; e poi ancora fotografie che documentano il restauro di alcune lesioni, il confronto tra abside prima e dopo l’incendio.
Altre foto, infine, si riferiscono a pilastri, semicolonne e alcuni interessanti frammenti lapidei, tra cui un tondo con la raffigurazione di mons. Filippo Meda. Estremamente interessanti sono le tavole contenenti i “Disegni delle opere” con le varie piante di pavimenti, tetti, navate, ecc. e i “Disegni e rilievi per restauro cattedrale” consistenti in bellissimi schizzi dei vari elementi architettonici e scultorei. Altri schizzi illustrano la porta in legno seicentesca andata bruciata e quella che invece verrà rifatta; il sistema delle vetrate da applicare alle finestre; i modelli di finestre per l’occhio del transetto, per il rosone centrale e per i matronei. E poi ancora bozzetti estremamente eleganti relativi alla decorazione interna sulla base anche di quanto rinvenuto nel 1907 dal Pantaleo. Citando Adriana Pepe, si può affermare che le scelte operate da Angelo Pantaleo “sono significative della cultura del restauro propria di quanti, in quegli anni, andavano operando su un gran numero di fabbriche pugliesi”: l’abbattimento delle volte e il rifacimento dei muri delle navate laterali (con ricostruzione delle 8 finestre), il consolidamento delle murature e dei pilastri con la tecnica del “cuci-scuci”, la riapertura degli oculi di illuminazione della navata centrale, il rifacimento “in stile”, mediante calchi, delle parti decorative, sono tra gli interventi più delicati e significativi dell’intero intervento restaurativo.
In ogni caso, gli appunti relativi ai computi metrici, le indagini sulle cave di provenienza dei materiali, l’esame delle pietre e della malta, lo studio delle tecniche di lavorazione rivelano a tutti gli effetti quelle che sono le premesse culturali da cui muove l’architetto per giungere alla formulazione di un “metodo scientifico” di ricomposizione del nuovo con l’antico, distinguendo nettamente tra parti aggiunte o ricostruite. In questo il Pantaleo, afferma A. Pepe, dimostra di aver appreso le elaborazioni teoriche relative ad un metodo proprio del “restauro scientifico” secondo quanto ci insegna Camillo Boito. Preliminare a ciascun intervento restaurativo del Pantaleo, come si è visto, c’è sempre un attento lavoro di ricerca, un’accurata documentazione fotografica delle forme originarie dei manufatti e delle trasformazioni successive, un’analisi degli elementi rinvenuti dalle demolizioni e dalla riaperture di archi e finestre, passando poi alla ricomposizione degli elementi stessi. Il Pantaleo, in definitiva, riteneva fondamentale “interrogare” il monumento riferendosi ai documenti d’archivio e all’analisi comparativa con altri manufatti coevi:  un metodo del tutto scientifico e razionale, scevro da arbitrarie interpretazioni personali che facilmente potevano indurre alla creazione di falsi storici.
 
Tel./Fax 080.495.11.23 (Parrocchia Cattedrale) e-mail: basilicaconversano@libero.it

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